{"id":40707,"date":"2023-05-02T17:53:58","date_gmt":"2023-05-02T15:53:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.thermokey.com\/?p=40707"},"modified":"2023-05-04T11:44:57","modified_gmt":"2023-05-04T09:44:57","slug":"giorgio-visentini-friuli-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.thermokey.com\/it\/news\/giorgio-visentini-friuli-business\/","title":{"rendered":"Giorgio Visentini protagonista su Il Friuli Business"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><!DOCTYPE html PUBLIC \"-\/\/W3C\/\/DTD HTML 4.0 Transitional\/\/EN\" \"http:\/\/www.w3.org\/TR\/REC-html40\/loose.dtd\">\n<html><body><p>[vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&rdquo;Il nostro CEO Giorgio Visentini &egrave; il protagonista della copertina de Il Friuli Business, mensile dedicato all&rsquo;economia del Friuli Venezia Giulia&rdquo; font_container=&rdquo;tag:h1|font_size:30|text_align:left|color:%23ce0e2d&rdquo;][vc_empty_space height=&rdquo;20px&rdquo;][vc_column_text css=&rdquo;.vc_custom_1683043100927{margin-top: 30px !important;}&rdquo;]Nell&rsquo;intervista pubblicata, Giorgio Visentini, che si definisce &ldquo;<strong>una via di mezzo fra un manager e un imprenditore<\/strong>&rdquo;, ripercorre le tappe della sua carriera, che l&rsquo;ha visto ricoprire ruoli apicali nelle maggiori aziende del territorio: direttore operativo alla Danieli di Buttrio, General Manager alla Casagrande di Pordenone, amministratore delegato e socio di minoranza alla Lima di San Daniele. Poi la decisione di diventare imprenditore, con l&rsquo;acquisizione della C* Blade di Maniago, per approdare infine in <strong>ThermoKey, dove da 10 anni &egrave; CEO<\/strong>.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&rdquo;1\/2&Prime;][vc_empty_space height=&rdquo;30px&rdquo;][vc_single_image image=&rdquo;40711&Prime; img_size=&rdquo;full&rdquo;][\/vc_column][vc_column width=&rdquo;1\/2&Prime;][vc_empty_space height=&rdquo;20px&rdquo;][vc_column_text css=&rdquo;.vc_custom_1683190378823{margin-bottom: 5px !important;border-bottom-width: 1px !important;padding-bottom: 5px !important;background-color: #ffffff !important;border-bottom-color: #d8d8d8 !important;border-bottom-style: solid !important;border-radius: 1px !important;}&rdquo;]Per lui il &ldquo;<strong>segreto<\/strong>&rdquo; &egrave; fatto di <strong>tre elementi<\/strong>: <strong>soddisfazione del cliente, flussi di cassa e benessere dei dipendenti<\/strong>.<\/p>\n<p>Il CEO sottolinea l&rsquo;<strong>importanza della Cultura<\/strong>, che definisce come un insieme di valori e competenze che vanno coltivate e diffuse e &ldquo;l&rsquo;unico strumento in grado di fare la differenza&rdquo;.<\/p>\n<p>Sicuramente un elemento che ha avuto un peso importante nel successo della sua carriera e nella buona riuscita dei suoi progetti per rilanciare aziende in crisi come ThermoKey.<\/p>\n<p>Non &egrave; un caso se, nel suo primo discorso a tutti i dipendenti <a href=\"https:\/\/www.thermokey.com\/it\/thermokey-soluzioni-per-lo-scambio-termico-dal-1991\/\">ThermoKey<\/a> dopo l&rsquo;acquisizione, Visentini invit&ograve; tutti proprio a &ldquo;combattere non nel campo della maggior fatica o del taglio dei costi, ma in quello della cultura: i risultati dipendono dai comportamenti e i comportamenti dipendono dalla cultura. <strong>&Egrave; la cultura la causa profonda dei risultati<\/strong>&rdquo;.<\/p>\n<p>Un approccio vincente che ha dato i suoi risultati, permettendo all&rsquo;azienda di risollevarsi e di raggiungere un fatturato consolidato di 50 milioni nel 2022, con una crescita del 20% anno su anno negli ultimi tre anni.[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&rdquo;20px&rdquo;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css=&rdquo;.vc_custom_1683186723956{padding-top: 20px !important;padding-right: 10px !important;padding-bottom: 20px !important;padding-left: 10px !important;background-color: #ededed !important;}&rdquo;][vc_column][vc_custom_heading text=&rdquo;L&rsquo;articolo completo su Il Friuli Business&rdquo; font_container=&rdquo;tag:h2|font_size:30|text_align:left|color:%23004987&Prime; css=&rdquo;.vc_custom_1683187669255{margin-bottom: 25px !important;}&rdquo;][vc_custom_heading text=&rdquo;Il Friuli Business &ndash; A misura d&rsquo;uomo&rdquo; font_container=&rdquo;tag:h4|text_align:left|color:%23282828&Prime; css=&rdquo;.vc_custom_1683187927411{margin-bottom: 10px !important;}&rdquo;][vc_column_text]Probabilmente esiste un filo conduttore che collega i suoi studi classici con il salvataggio e il rilancio di aziende in crisi. <strong>Giorgio Visentini<\/strong>, infatti, prima del business plan parla di cultura, un concetto legato all&rsquo;umanesimo imprenditoriale e, secondo lui, l&rsquo;unico strumento in grado di fare la differenza anche in un laminatoio. All&rsquo;et&agrave; di 75 anni, &egrave; ancora sulla tolda della sua ultima &lsquo;creatura&rsquo;, una ThermoKey di Rivarotta di Teor presa sull&rsquo;orlo del fallimento e fatta rinascere. Il veneziano Visentini arriva in Friuli all&rsquo;inizio degli Anni &rsquo;70 per amore. Qui entra nella Danieli di Buttrio fino a diventarne direttore di produzione, poi passa, sempre da manager, alla pordenonese Casagrande, quindi alla Lima di San Daniele. Terminata questa esperienza, da manager si mette in gioco direttamente e diventa imprenditore, prima della C*Blade di Maniago e oggi dell&rsquo;azienda specializzata in sistemi di raffrescamento e scambiatori di calore. Per lui il &lsquo;segreto&rsquo; &egrave; fatto di tre elementi: soddisfazione del cliente, flussi di cassa e benessere dei dipendenti.<\/p>\n<p><strong><em>Un manager come fa a diventare un imprenditore? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Non c&rsquo;&egrave; una regola generale. Io posso raccontare la mia esperienza. Credo di essere una via di mezzo tra il manager e l&rsquo;imprenditore, quindi non un bravo manager e nemmeno un grande imprenditore. Nel 1999 avevo finito la mia esperienza come amministratore delegato e socio di minoranza nella Lima, percorrendo appunto una via di mezzo tra manager e imprenditore, e mi trovavo all&rsquo;et&agrave; di 50 anni davanti a un bivio: se volevo continuare a fare il manager avrei dovuto trasferirmi in un&rsquo;altra regione. In Friuli, infatti, i manager di alto livello sono pochissimi, anche perch&eacute; sono pochissime le aziende con un modello di governance adatto e io ero gi&agrave; stato in Danieli, nel gruppo Cividale, in Casagrande e in Lima. Qui non vedevo sbocchi come manager.<\/p>\n<p>Ho pensato, cos&igrave;, di fare il &lsquo;salto&rsquo;, comprando una piccola azienda. Ho considerato che il rischio di fare l&rsquo;imprenditore in una terra nota e in un settore noto, fosse inferiore a quello di ripartire come manager a Milano&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>L&rsquo;ha cercata sugli annunci pubblicitari?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Non proprio, ma l&rsquo;ho fatto con metodo. Ho cos&igrave; trovato un&rsquo;azienda a Maniago, la C*Blade, che aveva un processo molto interessante e ricco: la fabbricazione di pale per turbina. L&rsquo;azienda era in vendita perch&eacute; il proprietario aveva problemi di salute. All&rsquo;epoca il credito con le banche era facile, io avevo una discreta credibilit&agrave; e l&rsquo;azienda aveva un Ebitda molto alto. Cos&igrave; riuscii ad acquistare la maggioranza con il capitale mio pi&ugrave; una leva finanziaria importante. Ci fu un forte sviluppo del mercato e fecimo investimenti importanti nel processo. Cos&igrave; la C*Blade pass&ograve; da un fatturato di 5 milioni nel 2000 a uno di 28 milioni nel 2008&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Pi&ugrave; di una volta nella sua carriera ha preso in mano un&rsquo;azienda in fin di vita e l&rsquo;ha fatta rinascere: come &egrave; stato possibile?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Se un&rsquo;azienda ha un prodotto e un conto economico che regge, cio&egrave; un prezzo accettato dal mercato, allora c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; di farla rinascere. Spesso le aziende vanno male per problemi non strettamente industriali&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Quando entra in una nuova azienda, da dove inizia il cambiamento? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Posso parlare dell&rsquo;esperienza in ThermoKey. Posseduta al 100% da una holding privata di Vicenza, nel 2013 stava per fallire. Il problema era finanziario: la propriet&agrave;, in difficolt&agrave;, aveva prosciugato la sua controllata, tanto che le banche avevano chiuso il credito e la ThermoKey aveva smesso di pagare i fornitori, accumulando debiti scaduti per oltre 10 milioni. C&rsquo;era una sfiducia generale interna ed esterna. Il personale, al tempo 160 dipendenti, cercava nuovi posti di lavoro, i clienti subivano ritardi di fornitura perch&eacute; i materiali mancavano e cos&igrave; non facevano pi&ugrave; ordini. Quindi, se si voleva salvarla bisognava agire subito&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Cosa fece allora?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Il conto economico del prodotto era buono e con un aumento di capitale di 5 milioni il piano reggeva. Io ero stato chiamato dalla finanziaria regionale Friulia, che aveva gi&agrave; fatto una due diligence ed era pronta a versare 2 milioni se avesse trovato un imprenditore, come me, disposto a metterne altri tre. Quindi cercai e trovai compagni di viaggio che si fidassero di me e che entrassero con un aumento di capitale.<\/p>\n<p>Da dove si doveva cominciare? Ho sempre pensato che il messaggio diretto sia pi&ugrave; veloce ed efficacie rispetto a quello mediato dalla catena gerarchica. Cos&igrave; convocai una riunione con tutti i dipendenti e feci un discorso, che riassumo cos&igrave;: voi sapete che la ThermoKey rischia il fallimento e io sono il vostro nuovo amministratore delegato che si &egrave; preso l&rsquo;impegno del rilancio. Ci riusciamo se ci mettiamo tutti d&rsquo;impegno e combattiamo nel giusto campo di battaglia: non quello della maggior fatica o del taglio dei costi, ma quello della &lsquo;cultura&rsquo;.<\/p>\n<p>Domandiamoci quale &egrave; la differenza tra un&rsquo;azienda del Marocco dove si lavora tanto e si guadagna poco e l&rsquo;azienda stessa non prospera, e invece un&rsquo;azienda del nord Europa dove le persone lavorano poco, hanno stipendi alti e l&rsquo;azienda si sviluppa? La differenza &egrave; la cultura&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Cosa intendeva?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I risultati dipendono dai comportamenti e i comportamenti dipendono dalla cultura. &Egrave; la cultura la causa profonda dei risultati. La cultura &egrave; un insieme di valori e competenze che vanno coltivate e diffuse. Nel nostro caso per prima cosa chiesi a tutti i dipendenti di sentirsi responsabili del proprio lavoro e di unire il pensiero con l&rsquo;azione. Cos&igrave; iniziammo un percorso molto duro, cercando di convincere le banche e i fornitori. Fortunatamente avevo le spalle coperte da soci che davano fiducia e al mio fianco un figlio ingegnere, Giuseppe, che aveva gi&agrave; condiviso con me i dieci anni precedenti nell&rsquo;operazione C*Blade come direttore operativo e aveva partecipato alla due diligence di ThermoKey. Nel 2014 avevamo un fatturato di 22 milioni e una Ebitda negativo.<\/p>\n<p>Appena entrato, per&ograve;, Friulia si tir&ograve; indietro. Si fece viva solo anni dopo, quando aveva capito che il pericolo era sfumato&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Che fase sta vivendo oggi la ThermoKey?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Nel 2022 ha registrato un fatturato consolidato, comprensivo cio&egrave; della filiale commerciale tedesca, di 49,6 milioni con un Ebitda di 4,6 milioni e ha un budget per quest&rsquo;anno di oltre 60 milioni. Negli ultimi tre anni &egrave; cresciuta del 19,7% anno su anno e oggi conta 225 dipendenti. Il percorso &egrave; a met&agrave; dell&rsquo;opera, perch&eacute; i programmi sono ancora lunghi e il mercato pressa. I settori di attivit&agrave; sono il raffreddamento dell&rsquo;acqua nei processi industriali, compresi i datacenter; il raffreddamento e la conservazione di cibi e il condizionamento di grandi ambienti. Questi mercati sono in crescita stabile, che continuer&agrave; grazie al passaggio dalle caldaie alle pompe di calore, all&rsquo;utilizzo di nuovi fluidi refrigeranti a basso impatto ambientale e al crescente sviluppo dei datacenter che devono essere raffreddati&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Guardiamo ora all&rsquo;economia in generale, come potrebbe descrivere la fase storica che stiamo vivendo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Le guerre, l&rsquo;inflazione, le pandemie, la difficolt&agrave; di reperimento dei materiali rallentano, ma non fermano l&rsquo;economia. Selezionano e differenziano chi &egrave; destinato a crescere e chi a spegnersi. Ancora una volta il campo di battaglia &egrave; quello della cultura. Se superiamo le pande-mie e le guerre, non possiamo superare il fatto che nei Paesi con cultura, quelli del &lsquo;nostro&rsquo; mondo, la popolazione che lavora &egrave; in calo e continuer&agrave;: facciamo pochi figli e i figli che nascono sono diversi dalle generazioni precedenti, soprattutto per l&rsquo;approccio al lavoro. Questo &egrave; un tema sul quale dobbiamo lavorare. Se i costi dei materiali e delle energie hanno avuto crescite molto superiori a quelle delle retribuzioni, significa che il benessere diminuisce. Un giovane che si affaccia al mondo del lavoro ha tutte le informazioni che vuole su Internet, si posta su LinkedIn&nbsp;e risponde alle proposte provenienti da altre regioni e dall&rsquo;estero&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>E cos&igrave; se ne va dove lo pagano meglio?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;In Italia abbiamo un serio problema delle retribuzioni, ma un&rsquo;azienda da sola non pu&ograve; affrontarlo seriamente, altrimenti rischia di uscire dal mercato&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Dobbiamo quindi abituarci a questa complessit&agrave; e fluidit&agrave;?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;S&igrave; dobbiamo lavorare su questo. In ThermoKey noi informiamo continuamente e cerchiamo di migliorare le condizioni di lavoro: la mensa si chiama il &lsquo;ristorantino&rsquo;. Abbiamo come motto &lsquo;Viva il luned&igrave;&rsquo;. Il lavoro fatto con piacere appassiona e crea ambiente vincente. Penso che, in generale, dovremo accogliere e formare le persone che fuggono dai Paesi arretrati, per integrarli nel sistema produttivo&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Qual &egrave; la sua prossima sfida?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Vista l&rsquo;et&agrave;, garantire continuit&agrave; al mio progetto imprenditoriale anche senza di me&rdquo;.[\/vc_column_text][vc_column_text css=&rdquo;.vc_custom_1683188186511{margin-top: 35px !important;margin-bottom: 35px !important;border-top-width: 1px !important;border-bottom-width: 1px !important;padding-top: 5px !important;padding-bottom: 5px !important;border-top-color: #333333 !important;border-top-style: solid !important;border-bottom-color: #333333 !important;border-bottom-style: solid !important;border-radius: 1px !important;}&rdquo;]<span style=\"color: #003366;\"><strong>UN FUTURO A IDROGENO<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #003366;\">Nel curriculum di <strong>Giorgio Visentini<\/strong> appare anche il nome della Faber di Cividale, di cui &egrave; ancora oggi presidente, pur senza svolgere un ruolo operativo. &ldquo;Ero amico del fondatore Renzo Toffolutti &ndash; spiega l&rsquo;imprenditore -. Dopo la sua morte nel 2005, il figlio Giovanni mi ha chiesto una mano&rdquo;. La Faber, che produce bombole ad alta pressione, dopo un periodo di crisi gode oggi di buona salute. Anzi, a importanti prospettive di sviluppo legate all&rsquo;idrogeno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #003366;\">&ldquo;L&rsquo;idrogeno &egrave; usato e lo sar&agrave; sempre come forma di immagazzinamento di energia &ndash; continua Visentini -. Le fonti di energia naturale, come l&rsquo;eolico e il solare, hanno il problema che forniscono l&rsquo;energia quando c&rsquo;&egrave; il vento e il sole. Il fabbisogno di energia, invece, viaggia con tempi che devono essere indipendenti. Quindi dove si immagazzina l&rsquo;energia prodotta? Se si produce idrogeno, questo pu&ograve; essere riconvertito in energia nei tempi e modi adatti. Per questo motivo l&rsquo;idrogeno sar&agrave; sempre pi&ugrave; richiesto. La Faber &egrave; una delle poche aziende al mondo in grado di progettare e realizzare bombole per immagazzinare l&rsquo;idrogeno, in grado di resistere fino a mille Bar, realizzate in fibra di carbonio. Quindi il suo potenziale &egrave; molto alto&rdquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #003366;\">La missione di Visentini, al fianco della propriet&agrave;, &egrave; terminata e cos&igrave; alla prossima assemblea della societ&agrave; far&agrave; un passo indietro.<\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>DAL LICEO CLASSICO ALL&rsquo;INDUSTRIA PESANTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non si pu&ograve; innovare sotto dettatura, in azienda bisogna liberare la creativit&agrave;<\/strong><\/p>\n<p>Nel febbraio del 1948 <strong>Giorgio Visentini<\/strong> nasce in Campo della Guerra a Venezia, a un passo da piazza San Marco. Pur essendosi accasato a Udine, il suo legame con la Serenissima non si &egrave; mai sciolto, tanto anche ancora oggi coltiva numerose amicizie con gli amici del liceo e, dopo essersi affermato, ha anche acquistato una casa sul Canal Grande, dove trascorre spesso i fine settimana, magari imbracciando la sua chitarra intonando le canzoni della sua giovent&ugrave;, da Battisti a Cocciante.<\/p>\n<p><strong><em>Come &egrave; passato dagli studi classici all&rsquo;industria pesante? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Sono molti gli ingegneri che provengono dal liceo classico. Rispetto ai periti, di solito rimangono un po&rsquo; teorici e cos&igrave; sono io. Dopo la maturit&agrave; andai all&rsquo;Universit&agrave; di Padova chiesi: avete uno studio che indichi quali sono le facolt&agrave; con una migliore prospettiva lavorativa? Mi risposero: ingegneria meccanica. E cos&igrave; mi sono iscritto a ingegneria meccanica, senza grande passione per la meccanica e con una tendenza a cercare la spiegazione teorica&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Cosa l&rsquo;ha portata da Venezia a Buttrio?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Decisi di fare la tesi in una materia non troppo tecnica e cos&igrave; scelsi il tema dell&rsquo;organizzazione della produzione. Mi proposero una tesi in un&rsquo;azienda che stava mettendo in piedi per la propria produzione un &lsquo;programma col computer&rsquo;, cos&igrave; dissero. Era il 1972 e questa era una grossa novit&agrave;. L&rsquo;azienda si chiamava Danieli ed era a Buttrio, in Friuli. Nel frattempo mi ero sposato nel 1970, ancora studente di ingegneria, con una friulana. All&rsquo;epoca se volevi convivere dovevi sposarti. Questa ragazza, che &egrave; tutt&rsquo;ora mia moglie, era cugina dritta di Cecilia Danieli. E cos&igrave; questo doppio destino mi ha portato in Friuli&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>In cosa &egrave; diversa la Danieli di oggi rispetto a quella che ha lasciato nel 1985?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Luigi Danieli, mio zio acquisito e con sole figlie femmine, passava molto tempo con me e la mia impostazione di &lsquo;valori&rsquo; &egrave; ancora oggi la sua. Mi diceva spesso che lo Stato italiano aveva realizzato acciaierie enormi in riva al mare, come l&rsquo;Ilva di Taranto, Bagnoli e Cornigliano, ma erano dei mostri che inquinavano perch&eacute; avevano un processo che partiva dal carbone di miniera: queste acciaierie verranno chiuse &ndash; aggiungeva &ndash; perch&eacute; avvelenano: io voglio realizzare acciaierie pulite che fondono il rottame con il forno elettrico. Gi&agrave; negli Anni &rsquo;70 aveva creato la Daneco, una societ&agrave; che si occupava della depurazione dei fumi. Poi mi raccontava che la decisione di fondare la Danieli era nata una sera in cui lui, che era stato direttore tecnico dell&rsquo;acciaieria Safau di Udine, aveva riunito i suoi operai che lavoravano in una piccola fabbrica a Buttrio e realizzavano attrezzi in ferro. Aveva spiegato loro il suo sogno e aveva aggiunto: io rischio quello che ho ma anche voi rischiate il vostro futuro lavorativo. Poi, aveva indetto una votazione segreta, con bigliettini, per sapere se i lavoratori ci stavano e cos&igrave; &egrave; nata la Danieli&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Luigi Danieli aveva un rapporto particolare con i suoi dipendenti?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Mi diceva: io spingo a diventare capi reparto le persone che provengono dal sindacato, perch&eacute; partono gi&agrave; avendo doti di leadership. Guarda chi abbiamo come capi &ndash; mi ripeteva &ndash; i migliori sono tutti sindacalisti. In sintesi, era propenso una gestione democratica e partecipativa. Era molto amato&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Poi cosa successe?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Arriv&ograve; Gianpietro Benedetti, mio collega in quanto direttore commerciale. Lui, invece, mi diceva: secondo te per governare un&rsquo;azienda &egrave; meglio essere amati o temuti? Lui era propenso per la seconda ipotesi. Benedetti aveva e ha un&rsquo;intelligenza, una prontezza e una determinazione che gli fanno superare qualsiasi ostacolo. Alla fine degli Anni &rsquo;70 e l&rsquo;inizio degli &rsquo;80 ci furono episodi alla fine dei quali Cecilia Danieli e Benedetti presero in mano l&rsquo;azienda con uno stile di gestione diverso da quello del fondatore, che usc&igrave; dall&rsquo;azienda. Anche io ne uscii perch&eacute; credevo che per sviluppare un&rsquo;azienda ci fosse solo il metodo che avevo imparato. Invece non era cos&igrave;: esistono anche sistemi diversi, basati pi&ugrave; sull&rsquo;imposizione che sulla condivisione. Sistemi che possono altrettanto funzionare, cos&igrave; come Benedetti ha ampiamente dimostrato. L&rsquo;importante &egrave; la coerenza e io continuo a pensare che le aziende devono progredire con piccole innovazioni continue e che non si pu&ograve; &lsquo;innovare sotto dettatura&rsquo;, l&rsquo;imposizione uccide la creativit&agrave;. Ormai sono fatto cos&igrave;&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Perch&eacute; fu chiamato da Lualdi in Lima? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Dopo la Danieli, con il cuore insanguinato, ero andato a fare il direttore generale alla Casagrande di Pordenone con il mandato da parte di Bruno Casagrande, di creare una divisione siderurgica in concorrenza con la Danieli. La formai e la sviluppai. Poi la Casagrande sub&igrave; un attacco con azioni legali per varie &lsquo;concorrenze sleali&rsquo;. Arginammo le cause, e scorporammo dalla Casagrande l&rsquo;attivit&agrave; siderurgica creando una societ&agrave; che fu venduta alla Techint. Cos&igrave; fin&igrave; la mia esperienza nella siderurgia. Fui chiamato in Lima per prendere il ruolo di socio di minoranza e di amministratore delegato all&rsquo;epoca in cui la Lima andava male. Era il 1992. Partecipai alla ridefinizione dei rami produttivi da tagliare e di quelli da sviluppare.<\/p>\n<p>Il pi&ugrave; importante, quello delle endoprotesi ortopediche, aveva bisogno di molta energia e referenze. Questo era il settore meglio conosciuto da Gabriele Lualdi, che mise grandi energie per lo sviluppo. Comunque alla fine degli Anni &rsquo;90 vendetti le mie azioni e iniziai il mio percorso come imprenditore di maggioranza&rdquo;.<\/p>\n<p><strong><em>Cosa fece poi in C*Blade?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;Qui iniziai con mio figlio a fare l&rsquo;ingegnere lavorando sul processo di fabbricazione delle pale per turbina. Erano dei forgiati che arrivavano a 150 chili, in acciaio ad alta resistenza. Poi venivano lavorate per asportazione di truciolo su centri di lavoro a 5 assi. Ottenemmo ottimi risultati. Per&ograve; le grosse multinazionali produttrici di turbine, per ridurre i costi iniziarono ad acquistare in Cina, trasferendo l&agrave; anche la tecnologia. All&rsquo;epoca la Cina aveva poca disponibilit&agrave; di energia elettrica e gli stabilimenti concorrenti erano piccoli e obsoleti. Prevedendo, per&ograve;, il grande sviluppo, che poi c&rsquo;&egrave; stato, il governo cinese inizi&ograve; a realizzare impianti moderni e innovativi per la fabbricazione di tutti i componenti delle turbine. Non avremmo potuto competere. Quindi decidemmo di vendere&rdquo;.[\/vc_column_text][vc_column_text css=&rdquo;.vc_custom_1683188104191{margin-top: 20px !important;}&rdquo;]<strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/ilfriulibusiness\/?locale=it_IT\">Il Friuli Business<\/a> &ndash; Aprile 2023<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Servizio a cura di Rossano Cattivello<br>\n<\/em><em>Fotografie di&nbsp;Gianpaolo Scognamiglio<\/em><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&rdquo;40792&Prime; img_size=&rdquo;full&rdquo; css=&rdquo;.vc_custom_1683193494754{margin-top: 35px !important;}&rdquo;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/body><\/html>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&rdquo;Il nostro CEO Giorgio Visentini &egrave; il protagonista della copertina de Il Friuli Business, mensile dedicato all&rsquo;economia del Friuli Venezia Giulia&rdquo; 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